PSICOLOGIA APOCALITTICA – 2

LA PELLE

Traumi in superfice

Traumi in superfice

La pelle è il più esteso e raffinato organo di senso, con essa percepiamo l’ambiente in cui viviamo, ed essa assorbe e manifesta anche tutti gli effetti delle risposte interne che il nostro corpo produce.

  • Rughe,
  • solchi,
  • brufoli,
  • pori dilatati,
  • nei,
  • grana della pelle,
  • odore,
  • smagliature,
  • cicatrici,
  • cellulite,
  • dermatiti di vario genere,
  • macchie cutanee,
  • pigmentazione in generale,

sono tutte risposte della nostra Psiche ai pensieri che generiamo ogni giorno, alle emozioni che sono dentro di noi. Più queste emozioni sono bloccate, negate, stagnanti, più questi pensieri sono ripetuti ed uguali (secondo studi recenti noi ripetiamo sempre gli stessi pensieri che occupano circa l’80% della nostra attività mentale, e di solito sono pensieri negativi, giudicanti e limitanti), più il nostro AMBIENTE INTERIORE sarà saturo di sostanze tossiche attivate dal Sistema Nervoso Autonomo, in particolare dal Simpatico.

La vita come la conosciamo di solito ostacola moltissimo l’armonia fra il Simpatico e il Parasimpatico, e questo non è assolutamente né normale né naturale. La cattiva alimentazione, il poco movimento fisico, la scarsissima capacità emotiva, ci rendono carenti a livello energetico e tale carenza ci rende incapaci, e poco efficaci nell’affrontare le problematiche quotidiane e di vita. Siamo troppo deboli e con pochissima volontà per uscire dai comportamenti ripetitivi e così presi dal vortice di ansia, insofferenza e impotenza, non riusciamo più a rilassarci e a lasciarci andare. Così il Simpatico rimane attivato senza disinserirsi mai e noi ci ritroviamo: irrequieti, insoddisfatti, apatici, depressi, demotivati, rabbiosi e/o rancorosi, con un sacco di dipendenze che giustifichiamo in tutti i modi pur di mantenerle, con disturbi alimentari, digestivi e di sonno. Il Simpatico influenza moltissimo sia i vasi sanguigni, la pressione arteriosa e le secrezioni surrenali. Le ghiandole surrenali sono strettamente connesse alla nostra capacità di sostenere e reagire allo stress e ai traumi. Anche la pelle è influenzata dalle ghiandole surrenali, quindi lo stress e le reazioni del simpatico incidono moltissimo su di lei. La salute delle mucose e dello scambio capillare, assicura una funzione rigeneratrice contro ferite e invecchiamento.
La salute delle mucose è molto connessa anche allo stato di idratazione della nostra pelle. Una pelle per essere sana deve essere turgida, idratata e morbida, se è secca o grassa è comunque una pelle che indica che la nostra parte psichica sta producendo sostanze tossiche di cui nessuno ci ha mai detto l’esistenza.
L’acne e i brufoli sono situazioni di grande disequilibrio psicofisico dove lo stile alimentare e lo stile emotivo si intersecano come importanza di guarigione.
È ovvio che quando c’è una produzione di pus e una pelle infiammata, le due emozioni non riconosciute e quindi che stagnano dentro di noi sono vergogna e rabbia.

Sempre in connessione alle ghiandole surrenali più alto è il cortisolo più è basso il DHEA(ormone della longevità e della giovinezza) . Quando il corpo entra in uno stato di stress costante caratterizzato da una maggiore stimolazione dell’HPA, c’è un esaurimento delle surrenali e un innalzamento dei livelli di cortisolo dell’organismo. Ne consegue una ridotta capacità fisica e mentale nell’affrontare la vita ed un peggioramento dei sintomi.

Il periodo in cui si crea una coscienza cutanea va dalla nascita ai 7 anni. Questa è una coscienza profonda e pericolosa, perché molto potente. Molto potente. Nella Medicina Cinese la pelle è collegata ai polmoni e quindi al respiro, allo scambio.
È quindi collegata alla nostra forza vitale, alla nostra capacità di prendere aria e di lasciarla andare. Ed è proprio nel respirare che l’educazione ricevuta ha un impatto potente perché siamo stati da piccoli sgridati, puniti, picchiati, comunque troppo per il nostro stato di bambino e quindi come reazione a questa modalità abbiamo imparato a trattenere il respiro, ad andare in apnea, a prendere poca aria e in modo superficiale, a fare fatica a lasciarla andare e soprattutto a fare una pausa troppo lunga fra l’inspiro e l’espiro senza che ce ne accorgiamo e questo produce ristagno, blocco energetico ed emotivo. E ci abitua a bloccare, a trattenere invece che a lasciare andare. Questa modalità respiratoria incide anche sulla fiducia che abbiamo verso noi e verso la vita. Trattenere il respiro è indicativo di una persona che ha paura e ha paura del cambiamento.

Ma ovviamente tutto questo avviene ad un livello talmente sottile ed impercettibile della nostra coscienza che si trasforma in un atteggiamento neurovegetativo e per questo noi lo riteniamo automatico e indipendente dalla nostra volontà ma così non è.

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