PSICOLOGIA APOCALITTICA – 4

Intimità, fiducia, contatto

intimità piacevole

La bellezza del contatto fra persone e con l’acqua

Secondo la Psicologia Apocalittica l’Amore è l’effetto principale mancante nella vita di tutti noi, poiché non ne abbiamo fatto sufficiente esperienza nel periodo di vita in cui tutti viene impresso, memorizzato e radicato. Sentire e vivere l’Amore è l’unica possibilità che abbiamo per prendere la giusta Direzione, la giusta strada per realizzare il Mandato Celeste.

Quello che mi preme che venga appreso è che la nostra capacità di sentirci amati e di amare e di fare all’amore è strettamente connessa alle nostre esperienze di accadimento e di intimità vissute nell’infanzia. Secondo l’OMS la maggior parte delle persone occidentali nella sua infanzia ha vissuto traumi ricorsivi e ricorrenti, che noi terapeuti dovremmo aiutare ad elaborare, per cui, se è vero che la nostra è stata un’infanzia dolorosa e sofferente significa che come adulti avremo delle grosse difficoltà a stare in intimità, ma purtroppo questo aspetto non viene minimamente preso in considerazione e pensiamo che innamorarsi e vivere l’amore si un processo assolutamente naturale e spontaneo. In effetti lo sarebbe se noi avessimo vissuto un’intimità continuativa, piacevole, rispettosa e amorevole per molto tempo, poiché sono queste le esperienze che costruiscono gli schemi di credenze. Un’altra cosa che gioca molto a sfavore del riuscire a stare in intimità è il fatto che da piccoli abbiamo a che fare con adulti che in realtà sono pseudo adulti e che quindi hanno nei confronti dei loro bambini degli atteggiamenti infantili che spaventano enormemente il bambino o l’adolescente, infatti spesso si appoggiano sui loro figli dando l’idea di aver bisogno di essere rassicurati, incoraggiati da loro e questo oltre che essere un uso improprio della genitorialità è un atteggiamento oltraggiosamente pericoloso e destabilizzante per la salute psichica dei figli, anche perché normalmente viene negato e non riconosciuto.

Nel libro “La passione nel matrimonio”, l’autore spiega come sia difficile entrare in intimità con un’altra persona quando fin da piccoli ci si è sentiti presi in mezzo dalle paure e dalle insicurezze (per non dire cose peggiori) dei propri genitori. Uno degli aspetti che indicano una reale maturità emotiva è la capacità di auto tranquillizzarsi, ma questa si acquisisce solo se da piccoli abbiamo ricevuto protezione e rassicurazioni da adulti di cui ci fidavamo. Senza essere stati rassicurati e protetti da adulti con caratteristiche di gentilezza, rispettosità, allegria e sicurezza è difficile riuscire a crearsi una situazione interiore di fiducia e di serenità che permette l’autorassicurazione.

Scrive Schnarch che per auto tranquillizzarsi bisogna rimanere focalizzati su se stessi senza smarrirsi sotto le pressioni e le richieste altrui, ma soprattutto, di sviluppare la capacità di concentrarsi su se stessi riuscendo a stabilizzare le proprie emozioni e i propri timori. Ma per fare ciò non bisogna essere invasi dalle emozioni e dai timori altrui.

Tutti questi concetti arrivano con impatto incredibilmente potente da un semplice tocco, carezza, strattone che riceviamo sulla nostra pelle, poiché la pelle rappresenta un territorio, un luogo di contatto fra l’esterno e l’interno, e rappresenta anche i nostri confini. Confini invalicabili e preziosi che nessun essere umano dovrebbe invadere. Invece costantemente il corpo dei bambini viene invaso dalle pretese degli adulti di sapere se

  • hanno caldo,
  • hanno freddo,
  • cosa si devono mettere,
  • come si devono comportare,
  • come è giusto che si muovano.

Il movimento è uno delle modalità principe per sfogare l’ansia e evitare che le sostanze tossiche secrete dal Simpatico rimangano troppo a lungo dentro di noi, perciò se un bambino viene sgridato, punito, represso, impedito, giudicato, svilupperà paura, rabbia e angoscia che deve sfogare. E’ fondamentale permettergli di farlo, impedirglielo significa avvelenare il corpo di questo bambino. Ed è con il movimento, con le urla e con le lacrime, che i bambini si liberano di queste sostanze tossiche. Sono reazioni fisiologiche naturali e sane, fondamentali per non venire intossicati ed avvelenati dalle secrezioni surrenali che reagiscono alla paura, agli stress, alle aggressioni, alle offese, alla freddezza, producendo sostanze che nel lungo andare risultano tossiche e patologiche.

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